Scalo di Agno, non sarà una guerra lampo

LUGANO – Non sarà una guerra lampo. Forse la metafora non piacerà al Municipio di Lugano, speranzoso di percorrere solo vie bonarie per acquisire tutti i fondi non di proprietà del Comune allo scalo di Agno. Speranzoso ma probabilmente consapevole che andrà diversamente, considerando interessi economici e dissapori personali ormai radicati nel terreno dell’aeroporto.
Per comprare 67 mila metri quadrati e metterli a disposizione dei futuri partner privati assieme ai 327 mila già in mano alla Città, l’Esecutivo ha chiesto al Consiglio comunale un credito di 14 milioni, oltre ai 6 necessari per la costruzione di un doppio hangar. L’investimento sulle superfici verrebbe poi recuperato incassando dai citati impreditori – ancora da trovare attraverso un concorso pubblico – un canone annuo legato a un diritto di superfice.
Se, come previsto, la Città riceverà dai privati oltre 1 milione all’anno per quarant’anni, l’averne spesi 14 in questa fase si rivelerà un ottimo affare. Economico e pure logistico, perché garantirà quella libertà di manovra oggi limitata da un «mosaico» di proprietà.
Però serve la materia prima, e i possibili scenari sono due: trovare accordi con i nove proprietari dei fondi – comunità ereditaria Verda, Fondazione Horten, Aero Club Lugano, Erexi SA e Luganair SA (presiedute da Rolf Marending), Dario Kessel, Consorzio arginature, Comune di Bioggio e Comune di Agno – o procedere ad espropriazioni.

 

Corriere del Ticino

18.3.2017