«Salviamo l’aeroporto ma con soluzioni realistiche»

Sul futuro della Lugano Airport SA la vera partita, fatto salvo il giudizio popolare, si gioca nel Legislativo di Lugano – Interessante intervista del Corriere del Ticino (per mano di Bruno Costantini) con il vicesindaco Michele Bertini, membro di Comitato di ASPASI.

Signor vicesindaco, lei rappresenta un partito, il PLR, che ha fatto più giravolte sull’aeroporto. A livello cittadino in agosto ha chiesto l’azzeramento del consiglio d’amministrazione di LASA, poi si è trovato in sintonia con PPD, PS e Verdi nel chiedere di rinunciare alla ricapitalizzazione e ai contributi del Cantone e di limitarsi a un piano sociale per i dipendenti, mentre i liberali sul piano cantonale hanno votato il contrario. È un po’ confuso il PLR, o sbaglio?
«Il PLR ha sempre manifestato il proprio sostegno all’aeroporto ma è rimasto lucido e critico rispetto alle richieste di impiego di fondi pubblici senza una vera strategia. Al PLR sta a cuore il futuro dell’aeroporto che è un elemento importante per la Città e per il Cantone. L’assenza di elementi strategici concreti, aderenti alla realtà, spiega il contributo propositivo alla possibile soluzione messo in campo a livello comunale e cantonale da parte degli esponenti del nostro partito per salvare l’aeroporto. Viviamo in un mondo alla rovescia con la sinistra che lancia il referendum contro il salvataggio di LASA e dei suoi posti di lavoro. Una cosa è certa per il PLR: per salvare l’aeroporto dobbiamo evitare il fallimento immediato di LASA e creare le condizioni per il trapasso delle attività di aviazione generale ai privati».

Il presidente cantonale del PLR Bixio Caprara ha attribuito al sindaco di Lugano e presidente di LASA Marco Borradori la responsabilità politica dei guai all’aeroporto. La si butta già in campagna elettorale, dal momento che anche i liberali hanno condiviso le responsabilità nella gestione dello scalo e non da ieri?
«È davvero preoccupante vedere che ogni volta che si esprime un’opinione diversa o si formulano richieste o proposte alternative si venga tacciati di strumentalizzare l’argomento a fini elettorali. La mia attività è sempre stata ed è unicamente tesa alla salvaguardia dell’aeroporto senza però sprecare i soldi dei contribuenti. Fra chi ha invocato il campo di patate e chi si è aggrappato a fantomatici progetti di rilancio ci sono sempre stati coloro che, anche senza le luci della ribalta, hanno cercato con determinazione soluzioni realistiche per salvare l’aeroporto. Per i sognatori c’è stato poi il brusco risveglio provocato da Swiss, che si è lavata le mani della concessione e dell’aeroporto».

Il complemento al messaggio, pur portando qualche ritocco, non cambia di molto la sostanza. Ma perché come Municipio – e la stessa osservazione può essere rivolta al Consiglio di Stato – vi siete ostinati a portare avanti proposte e strategie superate dagli eventi, con l’abbandono di Swiss che ha dato il colpo di grazia ai voli di linea? Lo stesso dibattito parlamentare ha dimostrato che si è votato su un atto di fede, su delle speranze (le ennesime), su una giusta preoccupazione per le sorti del personale, ma non su una strategia definita, perché tale non può essere il vagheggiare sul ritorno del volo a noleggio per Ginevra.
«Non sono d’accordo con questa valutazione. Il complemento al messaggio è una risposta concreta a questi ultimi sviluppi. Non è un semplice ritocco cosmetico, ma un cambiamento importante e sostanziale della strategia che tiene conto dell’abbandono di Swiss per i voli di linea su Zurigo. Certo c’è voluto del tempo anche in Municipio per accettare il passaggio da una strategia di rilancio basata sui voli di linea a una strategia di salvataggio basata sul risanamento e la ricapitalizzazione di LASA per creare le condizioni per la cessione delle attività di aviazione generale ai privati entro fine 2020. Questa iniezione di liquidità permetterà di traghettare LASA verso una nuova gestione dell’aviazione generale, l’unica ancora presente, in collaborazione con i privati e di trovare soluzioni ragionevoli per i dipendenti. D’intesa con il Cantone abbiamo deciso di lasciare ancora una porta aperta per i voli su Ginevra, poiché i collegamenti stradali o ferroviari non sono competitivi».

Se il 25 novembre la decisione del Consiglio comunale ricalcasse quella del Gran Consiglio andremo sicuri a due referendum, quello comunale e quello cantonale che, in caso di riuscita, porterebbero a una votazione popolare dall’esito molto incerto e che si mischierebbe alle elezioni comunali. Non crede che questo è il miglior metodo per affossare l’aeroporto?
«La minaccia di referendum si sarebbe potuta mitigare facendo tesoro dei punti di convergenza emersi con i capigruppo delle forze politiche cittadine. Peccato che questa via non abbia fatto breccia. Ora si rende ancora più urgente la necessità di raggiungere un accordo con i privati che possa convincere anche la maggioranza della popolazione della necessità per il cantone Ticino di poter contare su collegamenti aerei funzionanti da Lugano. Il Municipio propone una soluzione di mediazione che dovrebbe innanzitutto convincere la maggioranza del Consiglio comunale. Città e Cantone s’impegnano poi a concludere in tempi brevi le trattative per una ripresa delle attività di aviazione generale da parte di investitori privati e a sottoporre, al più presto, appositi messaggi ai rispettivi Legislativi per condividere la condizioni del trapasso della gestione entro fine 2020. Risanare, ricapitalizzare e trapassare LASA ai privati entro il 2020. È questa ormai la via per salvare il nostro aeroporto e non ritrovarci con un pugno di mosche in mano».

Pensando a questo futuro in cui si possa salvare il salvabile, lei come ipotizza la fase di transizione e come immagina l’aeroporto concentrato sull’aviazione generale in mano ai privati? Questi privati di cui s’è parlato nelle scorse settimane hanno davvero intenzioni concrete?
«La situazione rimane molto critica. Le incognite dei referendum ci obbligano a preparare misure alternative che permettano a LASA di ottenere la liquidità necessaria per sopravvivere durante il periodo che precede un’eventuale votazione popolare in aprile. Siamo presi tra due fuochi: da un lato la necessità di far sopravvivere LASA e dall’altro la necessità di garantire l’esercizio del diritto di referendum, che il fallimento di LASA renderebbe impossibile. Il Cantone ha anche la possibilità di prolungare oltre fine novembre le indennità per lavoro a tempo ridotto e sono sicuro che ci darà una mano per superare questa difficile fase di transizione. In questo periodo dobbiamo concretizzare le trattative con i privati interessati a riprendere la gestione dell’aviazione generale. La trattativa con chi recentemente si è fatto portavoce di altri potenziali investitori privati è la più accreditata. È evidente che le incognite del referendum peseranno anche su queste trattative, poiché i privati vorranno poter contare sul risanamento e sulla ricapitalizzazione di LASA per finalizzare la loro offerta. Il Municipio e il Consiglio di Stato dovranno poi molto in fretta preparare i messaggi da sottoporre a Consiglio comunale e Gran Consiglio per approvare il trapasso di gestione».

Ai 75 dipendenti di LASA e alle aziende che ruotano attorno all’aeroporto che cosa si sente di dire in questa fase di turbolenze che continuerà ancora?
«Come vicesindaco e municipale della Città devo dar prova di realismo e onestà nei confronti dei dipendenti di LASA. Il periodo di turbolenze non è ancora finito, ma abbiamo ancora il tempo per preparare un atterraggio il più morbido possibile. In parallelo alle trattative con i privati dobbiamo valutare le possibilità d’occupazione del personale di LASA, che risponda alle esigenze della nuova struttura gestita dai privati, e mettere a punto in collaborazione con il Cantone un piano d’accompagnamento per gli altri dipendenti. Mi dispiace, ma non è giusto illudere e prendere in ostaggio i dipendenti per finalità politiche. Dobbiamo preparare adeguatamente i dipendenti ad affrontare il cambiamento di rotta».

Fonte: Corriere del Ticino (11.11.2019)