Marco Romano: “In Svizzera ci sono strutture che hanno vissuto crisi simili. Servono soluzioni pragmatiche”

tratto da ticinonews.ch (20.8.2019)

Che all’aeroporto di Lugano non sia più il 1996 se ne sono accorti tutti, ma il confronto resta impietoso. All’epoca dallo scalo malcantonese si andava ovunque: Zurigo, Ginevra, ma anche Napoli, Venezia, Firenze, Parigi, Londra e chi più ne ha più ne metta.

Oggi, invece, le rotazioni sono quattro e tutte per Zurigo. Ma a far più male a chi nello scalo ci lavora, sono le notizie che quotidianamente alimentano le nubi sul futuro dell’aeroporto: Swiss e FFS che ipotizzano il treno per Kloten e Zimex che sbatte la porta in faccia allo scalo con il rischio di mandare all’aria il piano di rilancio. Compagnia aerea che dopo le dichiarazioni della scorsa settimana ha deciso di non rilasciare altri commenti su Lugano Airport o qualunque tema a esso collegato.

I recenti sviluppi hanno addirittura spinto il sindaco di Lugano e presidente della Lasa Marco Borradori a parlare per la prima volta di chiusura controllata dello scalo. Inutile dire che tra l’ottantina di impiegati regni un misto tra tristezza, angoscia e preoccupazione. “In questa storia siamo i protagonisti, ma siamo costretti a fare gli spettatori della politica. Dobbiamo aspettare che altri decidano del nostro futuro” hanno dichiarato alcuni a TeleTicino.

Un’incertezza che forse non è mai stata così grande, neanche quando vi fu il grounding di Swissair. Molti degli impiegati sono gli stessi di allora, persone che ad Agno hanno costruito una vita intera e che oggi si chiedono se da ottobre potranno ancora mantenere i figli all’università. Delle preoccupazioni più che legittime, perché di altri aeroporti non ce ne sono. Se Lugano chiudesse, per un professionista del servizio a terra le prospettive sarebbero zero.

Anche Marco Romano, presidente dell’Associazione passeggeri aerei della Svizzera italiana, ha espresso le sue preoccupazioni: “Stiamo parlando della chiusura di un’azienda che dà lavoro a oltre 100 persone, che l’anno scorso ha creato 200 milioni di franchi di indotto in tutto il Cantone  – ha dichiarato a TeleTicino -. Chiudere significherebbe licenziare tutti i dipendenti e cessare tutte le attività”.

“In Svizzera – ha sottolineato Romano  – vi sono strutture che hanno vissuto crisi simili, come ad esempio l’aeroporto di Berna, dove al posto di proporre la chiusura spaccando la politica in due, ci si è seduti a un tavolo trovando soluzioni pragmatiche”.

Tuttavia, sarebbe inutile nascondere che la competitività di Alptransit sarà sempre più forte. Secondo Romano però, l’importanza dello scalo luganese non è in discussione: “San Gallo, Sion, Berna sono città estremamente ben collegate con il resto della Svizzera che però hanno un piccolo aeroporto regionale per servire chi ha bisogno dell’aereo, non vedo perché questo non possa esistere anche in Ticino”.