Intervista del CdT ai Copresidenti di ASPASI sul futuro dello scalo luganese

CALO AI PRIVATI / L’Associazione passeggeri e aeroporti della Svizzera italiana gioisce per l’interesse mostrato dagli investitori Sono giorni cruciali per la scelta del gruppo a cui consegnare le chiavi della struttura – Oggi un incontro decisivo con i tre gruppi più accreditati

di John Robbiani

Sono giorni decisivi per il futuro dell’aeroporto. Proprio in queste ore è in corso l’incontro fissato dal Municipio con i tre gruppi favoriti a rilevare la gestione dello scalo: quello capitanato da sir Lindsay Owen-Jones, quello che vede come timoniere Stefano Artioli e quello che fa capo agli indiani della SKN. In un momento così importante abbiamo chiesto un parere alla «nuova» ASPASI, che dopo aver assorbito AvioTicino è diventata l’Associazione passeggeri e aeroporti della Svizzera italiana. E ai suoi due copresidenti: Marco Romano e Roberta Passardi. Iniziamo dal presente: dopo decenni di sofferenza, culminati con lo scioglimento della società che gestiva lo scalo e la decisione di affidare la struttura a privati, sono addirittura sette i gruppi che si sono fatti avanti . L’aeroporto, stando ai privati, ha potenziale. Ed è una cosa che ASPASI ha sempre sottolineato. «Ha potenziale – sottolinea Passardi – ed è un hub che può ridiventare importante. Per questo deve essere rivalorizzato. Basti pensare che di tutti gli aeroporti regionali svizzeri Lugano e Berna sono riconosciuti ai primi posti come scali che possono offrire un trasporto aereo confacente alle necessità del mercato. Lugano ha potenzialità enormi e lo abbiamo notato anche in questo periodo pandemico».

«Fuori dalle diatribe politiche»

«Dopo vent’anni di agonia – spiega Romano – la politica ha dato un segnale importante. Ha deciso di lasciar campo ai privati. È la dimostrazione che, quando si esce dalle diatribe partitiche, l’interesse verso lo scalo c’è. Un discorso che tra l’altro può essere allargato a tutto il Ticino». Sette gruppi interessati dicevamo, alcuni anche decisamente solidi e con progetti interessanti. Ma dove erano i privati negli scorsi anni? È una colpa della politica averli sempre tenuti fuori dalla porta? «Guardiamo avanti», ci risponde Romano. «Forse ci è voluto il crash totale per cambiare rotta, ma ora finalmente la politica ha deciso di affidare responsabilità ed oneri ai privati, cui spetterà anche il compito di generare indotto per la Città e il Cantone».

«Prima era difficile – ci spiega Passardi – perché tutto era in mano al Comune e al Cantone. Mettere in piedi una partnership pubblico-privato era complesso. Ma ora c’è apertura e si può iniziare, concentrandosi sulla creazione di uno scalo che non faccia riferimento solo all’aviazione generale, ma anche ai collegamenti di linea. Al trasporto pubblico. Un aeroporto che ci permetta di riaprire i contatti professionali, soprattutto con Ginevra».

«Non è solo uno scalo»

«L’importante poi – continua Romano – a differenza di quel che a volte facevano determinate formazioni politiche, è considerare l’aeroporto nel suo insieme. Ci sono i voli, sì, ma anche la Rega, l’Esercito, la scuola di volo, le professioni specializzate. E poi c’è l’indotto indiretto di tante ditte che lavorano con e grazie all’aeroporto. Pensiamo anche solamente alla ristorazione e ai trasporti». «E ci sono tutte quelle società – ribadisce Passardi – che sono in Ticino proprio perché c’è un aeroporto».

«Non perdersi di nuovo»

A breve si deciderà a quale cordata privata affidare la gestione dello scalo. C’è già però chi critica il Municipio per aver avuto un po’ di fretta nella sua decisione. I sette gruppi hanno presentato la loro candidatura il 13 novembre: difficile analizzare i progetti nel dettaglio in poco più di due mesi, soprattutto su un dossier così così complesso e delicato (soprattutto pensando agli anni spesi in analisi, giurie e concorsi per gli altri grandi progetti: lo stadio e Campo Marzio). «Spero che l’attribuzione ai privati – sottolinea Romano – non generi ulteriori due o tre anni di discussione politica. Si rischierebbe di far saltare tutto. Sulle tempistiche, invece, lasciatemi dire che questi sono i tempi dei privati. E che, nonostante i tanti gruppi di lavoro e le discussioni, non mi sembra che il progetto Campo Marzio sia in fase più avanzata». E poi c’è un altro punto, secondo il consigliere nazionale. «L’aeroporto c’è già. Si tratta di rilevarne la gestione. Fatto questo si può immaginare di pianificarne il rilancio». «La premessa fondamentale – aggiunge Passardi – è che ci sia trasparenza e che venga scelto il progetto migliore».

La Germania e Londra

Senza voler chiedere una preferenza, domandiamo a Romano e Passardi se fra i sette progetti c’è qualche idea che hanno apprezzato particolarmente. C’è per esempio chi ha proposto dei voli di linea per Londra e la Germania. «Sarebbero di certo delle destinazioni molto importanti – spiega Passardi – anche perché, in tempo di Brexit, potremmo creare un legame con la capitale britannica. Ma anche i voli interni sono importanti. E io penso che sarebbe importante anche collaborare con la SEA (la società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, n.d.r.), con cui si potrebbero creare diverse sinergie. Una volta risolti i problemi tecnici a Lugano (il sistema di avvicinamento per esempio) avremmo un grande vantaggio».