Aeroporto, ora o mai più

*di Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino e Consigliere nazionale

Non è più tempo di giochicchiare sull’aeroporto di Lugano – Agno. O si bocciano i due referendum cantonali e comunali – e dunque si confermano i rispettivi crediti approvati dal Gran consiglio e dal Consiglio comunale di Lugano per la ricapitalizzazione della società Lasa – oppure si chiude. Non ci sono altri scenari, o si alimenta la società con nuovi capitali, oppure il CdA di Lasa dovrà presto depositare i bilanci in Pretura. Le conseguenze del fallimento non sono certe, ma è ovvio che non sarà possibile attuare dall’oggi al domani il famigerato passaggio in mani private della struttura, come auspicato dai referendisti.

Le varie gestioni che si sono succedute hanno certamente pasticciato, ma è bene ricordare che se i referendum venissero bocciati – e di conseguenza i crediti confermati – il CdA di Lasa avrà tempo limitato per presentare una strategia solida e condivisa per il rilancio dello scalo. O con voli di linea e voli privati – ma in questo caso ci vorranno delle solide garanzie – o solamente voli privati. E allora a maggior ragione i possessori dei vari velivoli che stazionano ad Agno dovranno contribuire anche finanziariamente al rilancio della società.

L’aeroporto è una struttura importante per molti ambiti. Al di la della possibilità o meno di volare per i cittadini, che si potrà definire nei prossimi mesi se i referendum venissero bocciati, è fondamentale per l’economia. Molte aziende internazionali presenti in Ticino necessitano di un collegamento prossimo alle loro sedi verso aeroporti internazionali per spostare i loro clienti e dirigenti. È una componente importante della competitività economica del Cantone. Dell’aeroporto ne ha bisogno pure il turismo, in particolare quello congressuale di cui il Ticino vorrebbe pregiarsi, perché solamente il treno e i mezzi privati non sono sufficienti.

E poi è fondamentale per il mantenimento dei posti di lavoro attualmente impiegati presso Lasa e nelle società che gravitano attorno all’aeroporto, Ruag in primis. Per non passare dalla parte di chi vuole eliminare i posti di lavoro – che ricordo in grandissima parte occupati da svizzeri e residenti – i referendisti propongono di riassumerli nell’organico cantonale e comunale. A fare cosa? Questo non lo sanno, ma dimostra la loro malafede, dove da una parte si fanno forza al grido “ basta sprecare i soldi pubblici” e poi propongono di riassumere i lavoratori di Lasa nello Stato già palesemente sovradimensionato. Così i referendisti potranno pregiarsi di aver risparmiato i soldi pubblici nell’aeroporto – risorse che verrebbero usate per rilanciare lo scalo e per mantenere l’occupazione, permettendo agli impiegati di lavorare – per parcheggiarli in qualche ufficio cantonale o comunale a far nulla, a carico dei contribuenti. Bell’affare!

L’aeroporto è infine importante anche per mantenere il gettito fiscale cantonale e comunale grazie ai diversi privati e aziende proprietarie dei velivoli che stazionano all’aeroporto. In caso di chiusura dello scalo potrebbero decidere di spostare domicili e aziende in luoghi altrettanto attraenti come il Ticino, ma con un aeroporto funzionante. Approvare il referendum lanciato dagli ambienti di sinistra equivale a un vero autogoal per tutto il Cantone. La gestione dello scalo luganese necessita di una riorganizzazione sostanziale e anche della rivisitazione almeno parziale degli organi societari, ma lo si farà solamente se i ticinesi rifiuteranno i due referendum lanciati dalla sinistra e approveranno i rispettivi crediti. Altrimenti, verosimilmente, non si parlerà mai più di aeroporto.